Psicoterapia

DOTT.SSA MARIA MACRI' PSICOTERAPEuTA

Si avvicina agli studi di Psicologia presso l'Universita' di Parma, dove ha modo di interessarsi allo studio della Stimolazione Magnetica Transcranica. Prosegue poi il percorso di formazione attraverso la frequenza di una Scuola di Specializzazione in Psicoterapia ad indirizzo Cognitivo-Comportamentale, che conclude nel 2011 con Tesi di Specializzazione sul Trattamento Psicologico del Dolore Cronico. Presta servizio in qualità' di Psicologa in Libera Frequenza presso il Centro di Igiene Mentale del Distretto delle Valli Taro e Ceno. Si appassiona e avvicina alla formazione del Protocollo EMDR, quale strumento di ricerca riconosciuto e validato per il trattamento e il superamento del Trauma.

Nel suo percorso lavorativo entra in contatto col mondo della Disabilità', delle TossicoDipendenze, dei Servizi Sociali, della Scuola (come collaboratore Ausl), per poi dedicarsi alla clinica. Si occupa di terapie individuali, di coppia e di gruppo, di disturbi legati alla sfera emotiva, di Disturbi d'Ansia, Disturbi dell'Umore, Disturbi di Personalità', Trattamento del Trauma.

DI COSA MI OCCUPO

 

L'interesse principale riguarda tutti i Disturbi d'Ansia (Attacchi di Panico, Disturbo Ossessivo-Compulsivo), Disturbo depressivo maggiore, Disturbi del Comportamento Alimentare, Disturbi di Personalità', terapia individuale, terapia di coppia (con eventuale consulenza sulla genitorialita'), terapia di gruppo sulla gestione dell'Ansia, sulla Consapevolezza e sulla gestione psicologica del Dolore Cronico.

DISTURBO D'ANSIA

EMDR

 

 

L’ansia è un emozione caratterizzata da sensazioni di tensione, minaccia, preoccupazioni e modificazioni fisiche, come aumento della pressione sanguigna. Le persone con Disturbi d’Ansia solitamente presentano pensieri ricorrenti e preoccupazioni. Inoltre, possono evitare alcune situazioni come tentativo di gestire (o non affrontare) le preoccupazioni. I sintomi fisici dell’ansia più frequenti sono sudorazione, tremolio, tachicardia e vertigini/capogiri. La parola ansia, dal latino angere ossia “stringere”, comunica molto bene la sensazione di disagio vissuta da chi soffre di uno dei disturbi legati al suo spettro, ovvero l’idea di costrizione, di imbarazzo e di incertezza sul futuro. L’ansia, infatti, è uno stato caratterizzato da sentimenti di paura e di preoccupazione non connessi, almeno apparentemente, ad alcuno stimolo specifico, diversamente dalla paura che presuppone un reale pericolo.

DISTURBO DELLA

PERSONALITA'

 

Secondo il DSM-5 (APA 2013) queste caratteristiche combinate possono dare origine a 10 disturbi di personalità organizzati in 3 cluster (insiemi).

 

Cluster A dei disturbi di personalità Condotte di comportamento bizzarre o eccentriche

 

I disturbi di personalità del Cluster A sono:

 

Disturbo Paranoide di Personalità Disturbo Schizoide di Personalità Disturbo Schizotipico di Personalità Questi disturbi condividono un significativo disagio negli ambienti sociali, ritiro sociale e pensiero distorto. Il paranoide pensa che gli altri lo danneggino, lo schizotipico pensa che gli altri non si curano o non apprezzano la sua unicità, lo schizoide che gli altri sono crudeli e rifiutanti.

 

Cluster B dei disturbi di personalità Condotte di comportamento drammatiche, emotive o disregolate.

 

I disturbi di personalità del Cluster B sono:

 

Disturbo Borderline di Personalità Disturbo Narcisistico di Personalità Disturbo Istrionico di Personalità Disturbo Antisociale di Personalità Questi disturbi condividono difficoltà nel controllo degli impulsi e nella regolazione emotiva.

 

Cluster C dei disturbi di personalità Condotte di comportamento ansioso o inibito.

 

I disturbi di personalità del Cluster C sono:

 

Disturbo Evitante di Personalità Disturbo Dipendente di Personalità Disturbo Ossessivo-compulsivo di Personalità

Questi disturbi si caratterizzano soprattutto per alti livelli di ansia, inibizione sociale, sentimenti d’inadeguatezza e un’ipersensibilità alle valutazioni negative.

L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti.

 

E’ un approccio psicoterapico interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato da più di 20 studi randomizzati controllati condotti su pazienti traumatizzati e documentato in centinaia di pubblicazioni che ne riportano l’efficacia nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze.

 

La terapia EMDR ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni. Numerosi studi neurofisiologici hanno documentato i rapidi effetti post-trattamento EMDR.

DISTURBO COMPORTAMENTALE DELL'ALIMENTAZIONE

 

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: l’anoressia nervosa

Il quarto Disturbo della nutrizione e dell’alimentazione descritto è l’Anoressia nervosa, presente anche nella precedente edizione del DSM. Vengono confermati i criteri diagnostici riguardanti la restrizione nell’assunzione di calorie ed il peso corporeo significativamente basso; l’intensa paura di ingrassare; l’alterazione della rappresentazione mentale del proprio corpo, la quale porta ad una costante sensazione di essere sovrappeso. A differenza della precedente edizione del DSM, l’amenorrea (assenza di mestruazioni) non rappresenta più fondamentale per porre diagnosi di Anoressia nervosa.

 

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: la bulimia nervosa

Altro conosciuto Disturbo della nutrizione e dell’alimentazione è la Bulimia nervosa, caratterizzata da abbuffate e inappropriate condotte compensatorie, almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi. Il DSM-5 definisce un episodio di abbuffata come l’ingestione di una quantità di cibo significativamente superiore a quella che la maggior parte degli individui assumerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili, caratterizzato dalla sensazione di perdere il controllo durante l’abbuffata. Le “inappropriate condotte compensatorie”, utilizzate per prevenire l’aumento di peso a seguito di un episodio di abbuffata, consistono ad esempio nel vomito autoindotto; abuso di farmaci (quali lassativi e diuretici); digiuno o attività fisica eccessiva. Criterio diagnostico comune all’Anoressia nervosa, l’eccessiva influenza del peso e della forma corporei sui livelli di autostima dell’individuo.

 

Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione: il binge eating disorder

Entrato a far parte dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione solo nel DSM-5, il Disturbo da Binge-eating è caratterizzato da abbuffate almeno 1 volta alla settimana per 3 mesi, senza inappropriate condotte di compensazione. Un’altra differenza con la Bulimia nervosa è rappresentata dal minore interesse mostrato nei confronti del peso e della forma del corpo.

DISTURBO DEPRESSIVO MAGGIORE

 

Il disturbo depressivo maggiore (Major depressive disorder, (MDD), noto anche come depressione clinica, depressione maggiore, depressione endogena, depressione unipolare, disturbo unipolare o depressione ricorrente, nel caso di ripetuti episodi) è una patologia psichiatrica o disturbo dell'umore, caratterizzata da episodi di umore depresso accompagnati principalmente da una bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente piacevoli (anedonia). Questo gruppo di sintomi (sindrome) è stato identificato, descritto e classificato come uno dei disturbi dell'umore nell'edizione del 1980 del manuale diagnostico edito dall'American Psychiatric Association.

 

Il disturbo depressivo maggiore è una malattia invalidante che coinvolge spesso sia la sfera affettiva che cognitiva della persona influendo negativamente in modo disadattativo sulla vita familiare, lavorativa, sullo studio, sulle abitudini alimentari e riguardo al sonno, sulla salute fisica con forte impatto dunque sullo stile di vita e la qualità della vita in generale. La diagnosi si basa sulle esperienze auto-riferite dal paziente, sul comportamento riportato da parenti o amici e un esame dello stato mentale. Non esiste attualmente un test di laboratorio per la sua diagnosi. Il momento più comune di esordio è tra i 20 e i 30 anni, con un picco tra i 30 e i 40 anni.

DOLORE CRONICO

 

Il dolore ricopre la funzione biologica essenziale di segnalare una disfunzione o un danno nel corpo, proteggendoci dai danni che potrebbero conseguire dall’uso eccessivo delle aree colpite, e di promuovere l’omeostasi fisiologica. Quando il dolore, per diversi motivi, diventa cronico, perde le sue funzioni adattive.

 

Gli interventi psicologici attualmente utilizzati nel trattamento del dolore cronico sono idealmente concepiti come trattamento complementare a quello medico, e si pongono diversi obiettivi: il funzionamento fisico, la gestione dell’assunzione di farmaci antidolorifici, l’umore, gli schemi cognitivi, e la qualità della vita. Il cambiamento nell’intensità del dolore percepito invece, è un obbiettivo secondario.

 

 

Per capire le modalità di azione delle terapie psicologiche, è importante mettere a fuoco in quali modi il dolore può influenzare il funzionamento psicologico. Il dolore persistente può contribuire allo sviluppo di pensieri disfunzionali e di comportamenti controproducenti, che peggiorano il funzionamento quotidiano e che a loro volta possono prolungare l’esperienza del dolore. Le persone che soffrono di dolore cronico tendono ad avere una maggiore vulnerabilità a diversi disturbi psichiatrici, tra cui la depressione, l’ansia e il disturbo post-traumatico da stress. Tuttavia, la relazione tra dolore e depressione è bidimensionale: la presenza di un disturbo depressivo maggiore è stata identificata come un fattore di rischio chiave nella transizione da dolore acuto a dolore cronico.

 

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